• Clara Pozzo

  • Carlo Sella

Massimo Sella nacque nel 1886 da Carlo e Clara Pozzo, figlia del medico condotto di Candelo Massimino. Nacque nella casa avita, il monastero di San Gerolamo, entro una famiglia industriale di cui non seguì la tradizione tessile laniera, rimanendo però fedele alla cultura patriarcale di questa, rispettoso e devoto agli avi, ma in una sua concezione particolare dei rapporti famigliari: intima, quasi parte di un organismo vivente cui sentiva di appartenere, tuttavia lontano da ogni tratto gerarchico istituzionale.

Massimo con la amata moglie Edvige Magnani.

La moglie Edvige


La memoria di Edvige non può essere disgiunta da quella di Massimo, come testimoniato dalle centinaia di lettere scambiate fra loro in tutti gli anni del loro rapporto, dal fidanzamento agli inizi del ‘900 fino alla morte di lei all’Ospedale di Biella il 23 dicembre 1943.

Dalla lettura delle lettere scambiate fra Edvige e Massimo, emerge la forza e l’intensità del loro amore e del loro legame: pur trascorrendo molti periodi separati e lontani, erano sempre presenti l’uno all’altra e questo dava vigore e vita al loro rapporto e alle attività di ciascuno.

Inoltre le lettere forniscono una visione dei fatti della loro vita famigliare e delle relazioni con i figli.

Edvige aveva buone capacità pittoriche e artistiche, come dimostrano i suoi quadri rappresentanti soprattutto paesaggi e frammenti di boschi, che ne rivelano una mente agile, poetica e ricca d’immaginazione. Il figlio Alfonso in particolare ereditò questa qualità, mentre la fermezza e la responsabilità nel lavoro furono eredità di Luca. 

Ricca era anche la vita sociale di Edvige, in particolare durante il periodo a Rovigno, anche con istituzioni come la Croce Rossa e altri enti locali. Proprio nella qualità dei rapporti, che si estendevano dall’amicizia agli aspetti sociali, Edvige fu giusta compagna del "Prof. Sella", direttore e gestore dell’Istituto di Biologia Marina; infatti anche molti eventi pubblici dell’Istituto venivano da lei organizzati.

La morte prematura di Edvige fu motivo di intenso dolore per Massimo, che combatté fotografando e scrivendo, in particolare componendo l’album Rovigno d’Istria... cose vedute da Massimo con gli occhi di Edvige ,a lei dedicato e il volume La Bürsch, dedicato alla valle d’origine di lei.

Quadro di
Boris Georgiev

Nel quadro compaiono dall’alto Massimo, il padre Carlo, il figlio Alfonso, la moglie Edvige, la madre Clara e il figlio Luca. Manca la figlia Selina, nata un anno dopo.

Sembra giusto ricreare intorno alla figura di Massimo Sella
l’atmosfera e i volti della famiglia entro cui nacque.


La riproduzione del quadro che il pittore bulgaro Boris Georgiev dipinse intorno agli anni ’24-’25 ben la rappresenta: rende l’immagine di una famiglia unita quale essa veramente fu, attraverso la coppia dei suoi genitori Carlo e Clara, poi attraverso quella di Massimo stesso con la amata moglie Edvige Magnani.

nelle parole della figlia Selina

Massimo proviene da una famiglia di lunga storia, iniziata quando alcuni pastori della Valle di Mosso, retrostante la città di Biella, cominciarono a filare la lana delle pecore che allevavano, a lavorarla e a venderla alle prime industrie di quei lontani secoli del ‘600, ‘700, per quanto mi sia dato sapere. È forse in parte storia romanzata raccolta da racconti famigliari. Non cambia però la sostanza di un lungo percorso evolutivo attraverso cui, per mezzo del lavoro e dell’applicazione, alcuni membri iniziarono ad accedere anche a professioni e funzioni pubbliche di prestigio come sacerdoti o avvocati, e questo io ricordo per dare l’idea, o cercare di dare l’idea, della qualità evolutiva di questo gruppo di affini, di questa famiglia Sella, il cui nome stesso deriva dalle colline della Sella di Mosso.

Aspetto fondante nella vita di Massimo fu il rapporto intenso con due persone da lui riconosciute centrali per la sua esperienza e formazione, a cui restò strettamente legato per tutta la vita. Due figure familiari che ebbero particolare importanza e influenzarono la sua formazione, maestri da emulare, interiorizzati.
Prima di tutto la madre e questo al di là dei puri e meri affetti intimi: fu Clara, pianista lei stessa, che lo iniziò allo studio del pianoforte in tenerissima età. Raggiunto un buon livello divenne egli stesso un appassionato pianista e fu il pianoforte lo strumento che suonò con professionalità concertistica lungo tutto l’arco della vita.
L’altro fatto formativo da ricordare fu l’avere riconosciuto un modello ispiratore in Alfonso Sella, cugino di secondo grado figlio di Quintino, uomo colto, professore di fisica all’Università La Sapienza di Roma e musicista, a cui Massimo ebbe modo di essere vicino e conoscere intimamente quando diciassettenne l’accompagnò per una settimana di ricerca scientifica volta a segnare i confini della Sienite, nella valle del Cervo.
Già da adolescente, ne seppe riconoscere la statura morale e scientifica, disse a se stesso - e così scrisse nel capitolo a lui dedicato nella Bürsch - che lo avrebbe seguito nello studio e nel sapere -, e mantenne la parola. In questo cugino egli riconobbe e profondamente ammirò la qualità morale e il coinvolgimento scientifico.
Lo seguì a Roma laureandosi in Scienze Naturali alla Sapienza, dove Alfonso insegnava. Infine diede al suo primogenito lo stesso nome.
Il significato centrale del riportare questi fatti sta a sottolineare la capacità in Massimo, seppur in giovane età, di riconoscere una persona e perseguirne lo spirito e l’attività, introiettandone in maniera profonda i tratti del carattere.
Sembra a me che questa capacità prematura del riconoscere in altri una essenza ed una motivazione, percepite come di grande importanza, e la fedeltà ad esse, esprima in Massimo la capacità innata del riconoscimento di valore in altri da seguire come esempio.

La consapevolezza del percorso della propria storia non può non generare attaccamento e rispetto, oltre a profondo interesse per il lungo cammino della propria provenienza. Mi sovviene un ricordo lontano di alcune parole, dette da Lodovico, ideatore della Fondazione Sella, trovandoci a discorrere di questi eventi: facendomi notare come la famiglia fosse "durata", nel senso che non aveva avuto tracolli distruttivi della propria industria o attività, come spesso si vedeva accadere intorno a noi sulla fine di importanti e molto ricche industrie, improvvisamente crollate. Era percepibile un tocco di orgoglio in queste parole, che io stessa condivisi; ma è pur vero soprattutto per la motivazione che Lodovico ne dava: disse che i nostri antenati sopravvissero come attività o industria famigliare perché avevano saputo pensare e di conseguenza prevedere, modificare e adattare le loro attività in accordo al tempo corrente.
Mai avevo ripensato questi pensieri, che mi sovvengono adesso nel tentativo di percorrere gli eventi precedenti la nascita di Massimo Sella, la cui vita, ma soprattutto il significato della0 persona, sarei felice di rendere conoscibile.
In tutte le sue attività, prima di tutto come scienziato ma anche come pianista quasi professionale, di fotografo, di scrittore, egli raggiunse un livello di alta qualità. Fu però la qualità portante della sua mente e del suo spirito non facile da descrivere che spero di poter comunicare: l’integrazione, questa mai completamente scissa nelle sue parti. Con questo non intendo solo la compresenza in lui dello scienziato, dell’artista, del religioso, ma la qualità dell’integrazione di queste.
Pur essendo centrale ad esempio l’attività scientifica, questa non impediva alla sua mente di cogliere altri aspetti estetici ed umani per cui in altri momenti se ne sarebbe poi fatto carico.

Massimo Sella era certamente un uomo di qualità come persona e come professionista. Mi sono interrogata su cosa mi spingesse a onorarne la memoria attraverso questo mezzo di comunicazione.
Ho ripensato a un libro che avevo letto tempo fa, "L'ultimo dei Giusti" di André Schwarz-Bart che molto mi aveva colpito, e particolarmente al concetto di Giusto che vi era espresso. Era questo il riconoscimento e la definizione di una personalità capace di riconoscere e rimanere fedele alle qualità del bello e del buono in sé stesso e nella valutazione degli altri.

Volendo sintetizzare con un termine che esprima la qualità della persona mi sovviene un termine ritrovato in alcune letture, appunto la parola giusto, così come viene inteso nello spirito ebraico del Vecchio Testamento.


Monastero di

San Gerolamo

La famiglia di Massimo viveva in quello che era stato il Monastero di S.Gerolamo, che per un periodo ospitava anche i tre fratelli del padre Carlo, con le loro famiglie, e le tre sorelle (la maggiore Ginetta fu la prima a sposarsi e viveva altrove): una famiglia numerosa, governata dalla nonna Clementina, dopo la morte del marito Giuseppe Venanzio.

Entro lo spazio del monastero e del parco circostante Massimo crebbe libero,  con una educazione al contempo rigorosa, nel tenore di una famiglia dai costumi morigerati.

È possibile immaginare che in questo ambito egli presto sviluppò anche uno spirito avventuroso e volto all’indagine.

La popolazione del convento in quegli anni era numerosa e ricca di fantasia.
Massimo aveva tre sorelle, Selina, Carola e Sandra.

L’educazione elementare avveniva entro le mura di casa, impartita dalle zie paterne, Maria e Giuseppina.

Dopo l’insegnamento elementare Massimo fu iscritto al Liceo Ginnasio; le sorelle invece non studiarono oltre e fu solo l’interesse alla cultura e allo studio di entrambe, che le indusse a perseguire la loro istruzione privatamente, attraverso letture, fino a raggiungere un alto livello culturale.

Per un periodo visse contemporaneamente a San Gerolamo anche la famiglia di Vittorio, che aveva sposato Linda Mosca, da cui ebbe quattro figli: Clementina, Bianca, Giuseppe e Cesare.

Si può ben dunque immaginare la vitalità della casa sotto la guida della nonna Clementina: questo mise le basi per lo spirito e la cultura condivisi nei rapporti futuri tra i vari membri e i loro discendenti.

Where And When

Due figure familiari ebbero particolare importanza e influenzarono la sua formazione, maestri da emulare, interiorizzati:
la madre Clara, che dalla prima infanzia l’avviò allo studio del pianoforte, e il cugino Alfonso.

Alfonso Sella

Il cugino Alfonso, figlio di Quintino, era un uomo colto, professore di fisica all’Università La Sapienza di Roma e musicista. Massimo ebbe modo di essergli vicino e conoscerlo intimamente quando diciassettenne l’accompagnò per una settimana di ricerca scientifica, volta a segnare i confini della Sienite, nella valle del Cervo. Già da adolescente, ne seppe riconoscere la statura morale e scientifica, disse a se stesso - e così scrisse nel capitolo a lui dedicato nella Bürsch - che lo avrebbe seguito nello studio e nel sapere - e mantenne la parola.

Il Cugino Alfonso Sella

La Famiglia Allargata

È utile e necessario inquadrare brevemente e in larga sintesi la famiglia patriarcale allargata cui Massimo era devoto con profondo senso di compartecipazione, pur mantenendo la sua libertà di pensiero. Non sarebbe stato l’uomo che fu se fosse nato altrove. In particolare si tenne molto vicino al cugino Alfonso, di cui riconobbe la qualità umana e scientifica.

Le origini della famiglia Sella risalgono alla seconda metà del Cinquecento, da Bartolomeo Cravello e suo figlio Comino, detti "della Sella", dal nome della collina che si affaccia nella valle di Mosso. Il cognome originario venne soppiantato negli anni dal soprannome derivante dal luogo di origine. Essi operavano nell’ambito di una organizzazione produttiva basata sul lavoro a domicilio: Comino aveva e dava in gestione a pastori locali le greggi da cui ricavava la lana, e questa veniva data da lavare, filare e tessere agli abitanti del luogo dietro compenso monetario o in cambio di generi alimentari.

Alcuni discendenti si specializzarono nella produzione laniera, pur investendo capitale anche in campo agricolo, in particolare per la coltivazione della vite; altri intrapresero il percorso ecclesiastico o professionale. Il prestigio e il benessere economico della famiglia andarono nel tempo crescendo.

La Famiglia Allargata
QuintinoSella

Quintino
Sella

EvaSella

Eva
Sella

AlfonsoSella

Alfonso
Sella

GaudenzioSella

Gaudenzio
Sella

EttoreBora

Ettore
Bora

I primi passi di industrializzazione nel campo tessile avvennero dapprima nel luogo di origine, poi all’inizio dell’Ottocento, si spostarono a Biella.

Nel 1817 Pietro Sella aveva introdotto nel lanificio di famiglia a Valle Mosso le prime macchine per filatura di tipo meccanico, importate dall’Inghilterra attraverso il Belgio.
Nel 1835 Maurizio e la moglie Rosa scesero a Biella, dove fu acquistato un antico filatoio di seta sulla riva del Cervo e dove venne impiantato il primo lanificio meccanico della città.

Fra i molti figli, vi fu Quintino, ministro delle Finanze durante il regno di Vittorio Emanuele II e fondatore del CAI e di altri enti pubblici. 
Quintino fu il padre di Corradino, parlamentare e Sindaco di Biella, di Eva, fondatrice di una Scuola Superiore Femminile, e di Alfonso, il già citato amico e ispiratore di Massimo.
San Gerolamo con i terreni circostanti fu acquistato da Giuseppe Venanzio, mentre il lanificio era guidato allora da Quintino e da Giuseppe Venanzio, che ne fece la propria dimora e dove nacquero, dal suo matrimonio con Clementina Mosca della Valle Cervo, i suoi sette figli sopravvissuti dei tredici. Fra questi, Carlo (Carlin), padre di Massimo, che prese in mano la conduzione del lanificio dopo la morte del padre, mentre Vittorio divenne il noto alpinista e fotografo di montagna, apprendendo dal padre i segreti della fotografia e dallo zio la passione per la montagna.

Erminio con il cugino Mosca fondò in Sardegna l’azienda vinicola Sella e Mosca.
Determinante per la creazione di una banca di famiglia fu l’esempio di Giuseppe Venanzio, che era stato presidente della Banca Biellese. Fu infatti questo l’obiettivo perseguito dal suo terzogenito, Gaudenzio, il quale costituì nel 1886 l’istituto di credito che si trova alle origini dell’attuale Gruppo Banca Sella. Egli guidò l’istituto per quasi mezzo secolo e sotto la sua direzione la banca promosse anche la costituzione di due grandi società per azioni: la Filatura di Tollegno e la Società Idroelettrica Italiana. Alla morte di Gaudenzio, negli anni Trenta, con Ernesto prima e Giorgio poi, fu iniziata quella politica di sviluppo ed espansione che perdura tuttora.


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